Unire gli opposti

Sole-Luna, caldo-freddo, giù-sù, bianco-nero, maschio-femmina, la vita da sempre si manifesta tramite gli opposti.
Ci rapportiamo al mondo che ci circonda tramite la catalogazione, abbiamo la necessità di etichettare, dare un nome, separare qualsiasi cosa presumibilmente per assumerne un apparente controllo.
Il nostro stesso nome è un etichetta che ci viene assegnata alla nascità, una parola che ci dona così il nostro posto nel mondo, ci identifica ci separa dagli altri, diventiamo “individui”.
Pensate solo per un istante a presentarvi con un nome diverso, provate, è una sensazione molto strana, per alcuni disorientante, come se non avessimo più contatto con la nostra identità.
Ho trascorso un periodo in Cina per lavoro e studio durante il quale ho avuto un nome diverso, o almeno scritto in modo diverso. In Cina è abitudine tradurre foneticamente il nome di una persona occidentale in caratteri Cinesi (Carlo: 卡罗 “kaluo”). Devo ammettere che è molto divertente avere un nome in una lingua così affascinante, ma le prime volte che mi presentavo come Kaluo era abbastanza particolare, come se questo mi avesse dato il diritto di poter essere una persona diversa, mi aveva svincolato da “Carlo”.
Pensate che potere ha una parola come il vostro nome, che in fin dei conti è solamente un’etichetta che vi hanno attaccato.
Siamo quindi ben abituati a vedere il mondo tramite altri nomi, altre etichette e non solo a oggetti o esseri viventi ma anche a concetti, emozioni, stati dell’Essere ecc…
Questo modo di percepire l’Universo porta inevitabilmente alla diversificazione, alla separazione.
Diamo per scontato che il cielo e le nuvole siano due cose distinte e separate. Non è forse vero? Così come i pesci e l’acqua del mare, il sole ed il colore verde delle foglie.
osserviamo e parliamo di queste cose come oggetti distinti, non legati quasi fra loro; Facciamo di tutto per eliminare o nascondere aspetti della vita che consideriamo negativi come la tristezza, il dolore e così via.
Il concetto di “separazione” si estende così oltre la materia per raggiungere stati più sottili, come rabbia e serenità, amore e odio, tristezza e stile di vita, felicità e contesto naturale, come se questi stati fossero lontani tra loro.
Cosa accadrebbe se tutto fosse collegato? Se tutto fosse invece della stessa “Natura?”
Vi invito a riflettere sulle parole di Thich Nath Hahn, monaco Zen:

Consideriamo il rapporto tra il colore delle foglie e la luce del sole, anch’essi della stessa natura. Di notte, il chiarore lunare rivela soltanto il contorno degli alberi e delle foglie; ma, con l’apparire del sole, il verde colore del fogliame appare. Il tenero verdolino delle foglie primaverili esiste perchè la luce del sole esiste.
Un giorno sedevo nel bosco e parodiando il Sutra del Cuore della “Prajnaparamita”,
scrissi:

La luce del sole è il verde delle foglie,
il verde delle foglie è la luce del sole.
La luce del sole non è diversa dal verde delle foglie
ed il verde delle foglie non è diverso dalla luce del sole.
E così pure per tutte le forme e i colori.

– Prajna, di Thich Nath Hanh; in Footprints on the Sand, la Boi Press, San Josè.

Riflettendo sulle parole di Thich N. H. possiamo chiederci: cosa è giusto o sbagliato? qual’è il buono e qual’è il cattivo? qual’è il vero Sè? cos’è vero e cos’è falso?
Per come inizio a comprendere io, tutto è Vero, tutto è il nostro Sè!
Nel momento in cui si comprende che non esiste separazione tra gli opposti ma che gli opposti si “compenetrano” tutto diventa il Tutto, non ci sono più etichette.
Noi siamo la luce del sole e la luce del sole è Noi.

Rifletti, come puoi separare il profumo del mare dal mare stesso? Come puoi separare l’amore dall’odio? Come la Luce dall’oscurità?
Negando l’oscurità si elimina anche la Luce e quindi noi stessi.

Carlo Chechi

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